Buoni propositi

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Mentre il calendario fa il suo mestiere e gira pagina senza chiedere cosa ne penso, mi accorgo che il 2025 è stato esattamente ciò che sono sempre stati gli anni veri: un terreno misto, con tratti solidi e zone franose.

C’è stata qualche soddisfazione — un libro pubblicato, che non è poco, perché i libri sono oggetti ostinati — e ci sono stati pensieri più pesanti, soprattutto quando la salute dei familiari ha chiesto attenzione, tempo, silenzio.

Il sole, va detto, ha fatto solo il suo giro. Nulla di nuovo sotto quella luce antica. Ma noi no: noi non siamo rimasti immobili. Dentro, nell’intimo, nell’anima — parola fuori moda ma ancora necessaria — abbiamo bisogno di credere che le cose possano migliorare. Che miglioreremo noi. Come nelle storie raccontate bene, quelle che non negano il buio ma promettono un finale degno.

E allora avanti. Lasciamo a terra qualche pensiero inutile, alleggeriamo il passo e guardiamo questa nuova alba che arriva senza clamore. Oppure affidiamoci alla luna, chiedendole un po’ di fortuna: in fondo sono amuleti, gesti antichi, quasi scaramantici. Perché poi, lo sappiamo, il lavoro vero — quello di stare al mondo, di giocare pulito con noi stessi e con gli altri — resta tutto sulle nostre spalle. Ed è lì che, anno dopo anno, si decide davvero come va a finire la storia.

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